Il vento del sospetto soffia tra i corridoi del palazzo, e Lope è pronto a rischiare tutto pur di portare alla luce la verità. Animato da una determinazione incrollabile, decide di infiltrarsi nella dimora del duca di Carry, un luogo sorvegliato come una fortezza. Il suo piano è rischioso, ma trova un’alleata inattesa: Vera, la giovane cameriera che, pur temendo per il proprio posto di lavoro, gli consegna una copia delle chiavi.
La notte dell’operazione è avvolta da un silenzio teso. Lope si muove come un’ombra tra i giardini laterali, sfiorando i muri fino a raggiungere l’ingresso di servizio. Vera lo aspetta, nervosa, il cuore in gola. «Hai idea del rischio che stiamo correndo?» sussurra. Lope annuisce, ma non vacilla: «Se non lo faccio, la verità morirà qui dentro». Con mani tremanti, Vera apre la porta; il cigolio sembra un urlo nel silenzio. All’interno, il corridoio è illuminato appena da candele consumate.
Passano davanti a ritratti austeri, i cui occhi dipinti paiono seguirli. Una porta socchiusa attira l’attenzione di Lope: dietro, una stanza piena di casse e gioielli sparsi, documenti e pergamene sigillate. Sul tavolo, un quaderno nero con nomi e date, alcuni cerchiati in rosso. È la prova che cerca: la rete di falsi nomi e traffici illeciti che sospettava. Ma un rumore improvviso li gela. La voce profonda del maggiordomo chiede chi ci sia lì dentro. Lope nasconde il quaderno sotto la giacca, e in pochi secondi Vera gli consegna un’ulteriore chiave segreta, implorandolo di andarsene.
Da quella notte, Lope scompare. Curro, amico e complice, inizia a preoccuparsi seriamente. Vera tenta di mantenere la calma, ma il suo volto tradisce l’ansia. Dopo giorni di silenzio, una notte riceve un biglietto portato da un ragazzino: è di Lope. Dice di aver scoperto più di quanto immaginasse e la invita all’alba al vecchio mulino. Quando Vera arriva, trova solo una busta sigillata e impronte fangose che scendono in un tunnel. Senza pensarci troppo, decide di seguirle, senza sapere che un’ombra misteriosa la sta osservando.
Intanto, Pia, la governante, e Curro discutono della scomparsa di Lope. Entrambi sanno che se ne è andato per una ragione grave, e promettono di proteggere il suo segreto. Ma la situazione si complica quando vedono una figura furtiva aggirarsi nei cortili, e poco dopo Pia riceve un messaggio anonimo: “Se vuoi che Lope torni vivo, smetti di cercarlo. Il tempo sta per scadere.” La tensione cresce, e anche il maggiordomo Riccardo inizia a sospettare.
Poi, in una mattina nuvolosa, Lope ricompare. È sporco, stremato, ma vivo. Nelle mani stringe una piccola scatola di legno consumato. Si chiude in dispensa con Curro e gli sussurra che dentro c’è la prova che può far cadere tutti i responsabili. Racconta di aver trovato registri, fotografie e un quaderno con nomi e disegni di gioielli contenenti compartimenti segreti per nascondere veleni letali. È così che, secondo lui, è stata uccisa Ana.

Curro comprende la portata della scoperta e decide di mostrare tutto a Manuel. Quando Manuel vede i documenti, la rabbia lo travolge: finalmente ha le prove che il Duca Lisandro, Leocadia e Lorenzo sono dietro l’omicidio di Ana e al complotto che ha rovinato la sua famiglia. Quella stessa sera ci sarà una festa ufficiale per nominare Adriano Conte: l’occasione perfetta per rivelare tutto.
Durante la festa, tra musiche eleganti e sorrisi di circostanza, Manuel e Curro attraversano la sala con la scatola. Il silenzio cala quando Manuel la posa sul tavolo centrale e dichiara: «Ecco la verità. Ecco chi ha davvero ucciso Ana». Gli ospiti mormorano, Lisandro e Leocadia sbiancano dietro maschere di compostezza. Manuel legge ad alta voce dei documenti, accusando i presenti di usare la gioielleria come copertura per un traffico mortale.
Il momento è esplosivo: tutti capiscono che la facciata di potere e ricchezza sta per crollare. I segreti della casa dei Duchi non sono più al sicuro, e la notte che doveva celebrare un titolo si trasforma in un campo di battaglia silenzioso, dove una sola mossa sbagliata può significare la rovina… o la salvezza.