Un nuovo terremoto emotivo sta per abbattersi sul palazzo della Promessa, dove la verità inizia finalmente a venire a galla. Dopo un terribile incidente che ha quasi stroncato la vita di Curro, il giovane si troverà travolto da un incubo ancor più oscuro: scoprirà che la sua caduta da cavallo non è stata affatto un caso. Anzi, è stato tutto orchestrato per eliminarlo, esattamente come era accaduto in passato a sua sorella.
Sconvolto e terrorizzato, Curro realizzerà di essere ancora in grave pericolo e, con una determinazione che non gli si era mai vista prima, ordinerà ad Alonso di coinvolgere il sergente Burdina. Vuole che si indaghi, che si faccia luce sul complotto e che il colpevole venga smascherato. E così sarà.
Burdina, metodico e inflessibile, condurrà un’indagine serrata che porterà alla scoperta di un indizio clamoroso lasciato per errore nel luogo del pic-nic, proprio accanto alla sella sabotata. Un dettaglio tanto banale quanto devastante nella sua evidenza: un oggetto che riconduce a una persona insospettabile. Quel piccolo errore sarà la rovina del colpevole.
Con prove alla mano, Burdina farà irruzione nel salone principale della Promessa e, davanti a tutta la servitù e ai nobili presenti, pronuncerà un nome che gelerà il sangue ai presenti: Jacobo. Sì, sarà proprio lui il responsabile di aver manomesso la sella del cavallo di Curro. Il sergente non esiterà a emettere un ordine di arresto immediato. La scena sarà carica di tensione, con sguardi increduli e bocche spalancate per lo shock. Nessuno poteva immaginare che dietro il volto sicuro e sprezzante di Jacobo si celasse tanta freddezza omicida.
Ma il colpo di scena non finisce qui.
La tensione inizierà a montare ben prima dell’arresto, tra i corridoi della tenuta. Dopo lo svenimento improvviso di Curro e il suo lento peggioramento, molti inizieranno a sospettare che dietro ci sia ben più di un semplice incidente. Pia, profondamente scossa, confiderà a Lope la sua convinzione: Curro è stato costretto a lavorare nonostante le sue gravi condizioni. Non si tratta più solo di negligenza, ma di un vero e proprio abuso, forse persino di un crimine. E lei è determinata a non lasciare che la storia si ripeta, proprio come era accaduto con Anna, la giovane che era stata umiliata e spezzata fino al crollo totale.
Pia e Lope inizieranno così a mettere insieme i pezzi del puzzle, ricordando anche i comportamenti sospetti di Lorenzo e il suo odio mai nascosto verso Curro. Ma stavolta, la rabbia non basterà: servirà intelligenza e strategia per battere chi agisce nell’ombra. Pia rivelerà a Lope che Curro sta fingendo di essere più debole per tendere una trappola. Vuole che Lorenzo, o chiunque stia tramando contro di lui, abbassi la guardia e commetta un errore fatale.
Ma mentre i domestici si muovono con cautela e discrezione, nel palazzo si respira un’aria sempre più pesante. Lorenzo, arrogante come sempre, irrompe in cucina per mettere a tacere i sospetti e minacciare licenziamenti. Ma stavolta, la sua voce autoritaria non incute più timore: dietro gli occhi abbassati dei servitori si cela una determinazione silenziosa.
Lorenzo però non è stupido. Capisce che qualcosa non torna. Odia Curro, sì, ma non è stato lui a tagliare le cinghie. E questo dubbio lo porterà a confrontarsi con Leocadia. In una scena carica di tensione e ambiguità, Lorenzo entra nella stanza della donna. Le parole tra i due sono taglienti come lame. Leocadia, enigmatica e fredda, non ammette nulla ma lascia intendere di sapere molto più di quanto lasci credere. Il suo atteggiamento inquietante mette Lorenzo in allerta. Per la prima volta, l’uomo si sentirà vulnerabile. Forse il burattinaio non è lui.

Leocadia non conferma né smentisce il suo coinvolgimento, ma lascia trapelare un senso di controllo e superiorità glaciale. I suoi piani restano avvolti nel mistero, ma è chiaro che ha giocato un ruolo importante nell’ombra. Lorenzo esce dalla stanza scosso, forse per la prima volta incapace di prevedere la mossa successiva.
Intanto, Burdina continua la sua indagine. E sarà proprio quell’oggetto – un dettaglio dimenticato nel prato, qualcosa che riconduce direttamente a Jacobo – a incastrarlo. Il sergente si presenta nel salone centrale con aria decisa, fermando la conversazione tra i nobili con un semplice gesto. Con voce ferma, legge l’accusa e ordina che Jacobo venga arrestato per il tentato omicidio di Curro. I presenti restano attoniti, mentre Jacobo prova a negare, a difendersi, ma Burdina è inarrestabile.
Lo scandalo travolge la Promessa. Pia osserva tutto con le mani strette sul grembiule, mentre Lope trattiene a fatica l’emozione. Finalmente giustizia è stata fatta, almeno in parte. Ma sanno bene entrambi che quella è solo la punta dell’iceberg.
Curro, nel frattempo, si rialza. Ferito ma più forte, consapevole che il palazzo cela ancora segreti più pericolosi. Il suo piano ha funzionato, ma la vera minaccia potrebbe non essere Jacobo. Perché nel buio dei corridoi, Leocadia osserva in silenzio, già pronta a muovere la prossima pedina.
E così, alla Promessa, nulla sarà più come prima.
Il tempo dei giochi è finito.
È l’inizio della resa dei conti.