La Promessa non è solo una serie piena di intrighi, segreti familiari e passioni impossibili. È anche, in un certo senso, un ritratto storico in cui il vestiario, le abitudini e l’ambientazione hanno un ruolo importante quanto i dialoghi dei personaggi. E negli ultimi tempi, molti spettatori hanno iniziato a chiedersi: stanno arrivando gli anni ’20 a La Promessa? Vedremo presto Martina, Catalina, Leocadia o Ángela trasformate in giovani moderne, flapper con gonne corte e capelli alla garçonne?
Ebbene, la risposta è più complessa di quanto sembri. Questa analisi vuole spiegare come funziona l’evoluzione della moda e della società nel decennio del 1910 e perché, in La Promessa, non vediamo ancora in pieno i venti degli anni ’20.
La transizione di un’epoca: dal 1910 al 1920
Uno degli errori più comuni quando si pensa alla storia della moda è immaginare che il 31 dicembre 1919 la gente sia andata a letto con abiti lunghi e il giorno dopo si sia svegliata trasformata in “ragazze moderne” degli anni ’20. La realtà è che i cambiamenti culturali, sociali e stilistici sono sempre graduali.
Tra il 1910 e il 1920 la moda femminile ha attraversato un processo di trasformazione lenta ma continua: le gonne si accorciavano progressivamente, le silhouette diventavano più leggere, i volumi scomparivano e i modelli si facevano più funzionali. La società viveva un momento storico turbolento, segnato dalla Prima Guerra Mondiale (1914-1918) e dalla successiva pandemia di influenza del 1918, e tutti questi fattori hanno influito direttamente sul modo di vestire.
In La Promessa, ambientata nel 1916, i personaggi vivono in prima persona queste tensioni. La Spagna, pur essendo neutrale, approfittò della guerra per produrre uniformi e tessuti destinati ai vari schieramenti, il che generò scarsità di risorse e un aumento dei prezzi. Così, vestire in modo sfarzoso era considerato inappropriato e persino frivolo. La moda si semplificò, adattandosi alla sobrietà del tempo.
L’influenza della guerra e dell’influenza spagnola
La guerra cambiò le priorità. Molte fabbriche tessili si dedicarono alla produzione militare, riducendo la possibilità di innovare nella moda femminile. Inoltre, migliaia di uomini morirono al fronte, il che significava un lutto costante nella società. Il nero e la sobrietà divennero comuni, perché ostentare lusso in tempi di perdita appariva quasi offensivo.
Dopo la guerra arrivò la pandemia del 1918, che trasformò definitivamente l’ideale estetico. I corpi indeboliti dalla scarsità e dalle malattie promossero un nuovo modo di vestire: busti che appiattivano il seno, abiti più larghi, trucco per mascherare la pallidezza e l’anemia, e persino l’abbronzatura come simbolo di salute. L’estetica degli anni ’20 nacque proprio da queste privazioni: le donne cercavano di mostrare vitalità in mezzo alla fragilità.
Gli stili dentro La Promessa
Nella serie, ogni personaggio femminile del piano nobile riflette un diverso rapporto con la moda:
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Leocadia: sorprendentemente, è una delle più moderne. Le sue vestaglie, che spesso divertono i fan, erano in realtà capi di tendenza, ispirati all’orientalismo e molto presenti negli ultimi anni del decennio.
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Catalina: la più antiquata. Già nel 1913 i suoi abiti sembravano vecchi, di fine anni 1900. Oggi, nel 1916 della trama, appaiono ancora più logori. Il suo guardaroba sottolinea il carattere conservatore e la mancanza di rinnovamento.
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Martina: è quella che più si avvicina alle tendenze. Usa colori vivaci, stampe floreali e tagli più moderni. Rappresenta quello spirito giovanile che si collegherà, poco a poco, con la moda degli anni ’20.
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Ángela: pratica e realista, veste con cardigan e capi funzionali propri di una studentessa. Incorpora l’immagine di una donna più attiva, riflettendo la femminilità in transizione che stava emergendo in Europa.
Esempi storici che ispirano la serie
Per capire meglio perché il guardaroba di La Promessa sembra “fermo”, basta guardare fotografie e riviste dell’epoca. Nel 1916 predominavano ancora gonne ampie, con le caviglie in vista, e la cosiddetta Crinolina di Guerra era in auge. Questo modello, che utilizzava sottogonne e strutture interne per dare volume, entrava però in conflitto con la scarsità di tessuti e scomparve rapidamente.
Nel 1918, le illustrazioni di moda mostrano come convivessero diversi stili: dagli abiti lunghi e stretti a quelli più corti e larghi, anticipando la silhouette degli anni ’20. E nel 1919, a un anno dalla nuova decade, già si trovano donne con abiti che avrebbero potuto passare per flapper, anche se non erano ancora diffusi su larga scala.
La Promessa riflette bene questa lentezza nel cambiamento. Come accadeva nella realtà, un abito confezionato nel 1913 poteva essere utilizzato tranquillamente nel 1918. Oggi siamo abituati a rinnovare il guardaroba ogni stagione, ma allora i vestiti si conservavano per anni.
Moda e contesto sociale: una società in trasformazione
La moda non esiste mai isolata; risponde ai cambiamenti sociali. L’ingresso massiccio delle donne nel mondo del lavoro durante la guerra influenzò la comodità dei modelli: gonne più corte per muoversi meglio, tessuti pratici, linee meno ornamentali. Inoltre, il movimento femminista e suffragista stava crescendo, e questo si rifletteva anche nell’estetica, con uno stile più androgino e funzionale.
Così, gli anni ’20 non apparvero di colpo, ma come risultato di un processo già in corso nel 1916, epoca in cui si svolge la serie.
Da La Promessa ai Ruggenti Anni ’20
Il guardaroba dei personaggi è ancora lontano dalle flapper, ma le basi di quella trasformazione sono già visibili: busti meno rigidi, gonne più corte, uso del trucco, capi utilitari e uno stile che lentamente si allontana dalla Belle Époque.
La Promessa, quindi, non è “indietro” rispetto alla moda; al contrario, rimane fedele a ciò che realmente accadeva nella Spagna di quegli anni. Se la serie continuerà ad avanzare nella linea temporale, vedremo poco a poco i personaggi adottare quell’aria di modernità, riflesso dei Ruggenti Anni ’20.
Conclusione: si avvicinano gli anni ’20 a La Promessa?
Sì, ma in modo progressivo. Gli spettatori devono comprendere che la serie non punta a un cambiamento brusco, ma a rappresentare con realismo l’evoluzione culturale e storica. Ogni abito indossato da Martina, Catalina, Leocadia o Ángela ha senso nel contesto del 1916.
I Ruggenti Anni ’20 sono dietro l’angolo, ma mancano ancora la devastazione finale della guerra, gli effetti dell’influenza e il riassetto sociale che diedero forma all’estetica moderna. Quando arriverà quel momento, La Promessa saprà sicuramente rifletterlo con la stessa precisione e cura mostrata finora.
Per ora, godiamoci la fedeltà storica che la serie ci offre, perché grazie a essa non viviamo soltanto i drammi dei Luján e i loro segreti, ma anche la lenta, affascinante e reale transizione di una società che si avviava verso uno dei decenni più iconici del XX secolo.
