L’atmosfera a La Promessa era carica di tensione quel giorno, come se l’aria stessa custodisse segreti pronti a esplodere. Martina, attraversando i lunghi corridoi del piano nobile, avvertiva un presagio difficile da ignorare. La conversazione avuta poche ore prima con Lorenzo continuava a tormentarla: le sue parole, pronunciate con quella calma glaciale tipica di chi esercita potere, erano come chiodi piantati dentro di lei. Lorenzo aveva giustificato il matrimonio forzato di Curro con Giulia come una “ragione di Stato”, riducendo l’amore a un dettaglio irrilevante.
Martina, che aveva assistito al pranzo vedendo Curro seduto accanto a Giulia con lo sguardo basso e un sorriso spento, si era sentita stringere il cuore. L’uomo che un tempo le aveva fatto vibrare l’anima ora sembrava svuotato, incatenato da un destino che non aveva scelto. Eppure, nei suoi gesti trattenuti e nei suoi occhi sfuggenti, Martina percepiva un tormento più grande del semplice obbligo matrimoniale.
Quando aveva affrontato Lorenzo nel salone, spinta dall’urgenza di difendere la verità dei sentimenti, non aveva esitato: “Non è giusto che Curro sposi una donna che non ama”. Ma la risposta dell’uomo l’aveva ferita come una lama sottile: “L’amore è sopravvalutato nei matrimoni del nostro rango”. Martina, d’impulso, lo aveva accusato di non aver mai amato sua moglie, osando superare un confine pericoloso. Negli occhi di Lorenzo era balenata un’irritazione che lasciava presagire ritorsioni, eppure lui si era limitato a serrare le labbra, come un predatore che sceglie il momento più opportuno per colpire.
Più tardi, spinta da un’urgenza quasi fisica, Martina decise di raggiungere Curro nella sala della musica, il rifugio che lui prediligeva nei momenti di tensione. Lo trovò immerso nella luce dorata del tramonto, il volto velato da un’ombra di stanchezza che non era solo malinconia. Con voce calma gli confessò di aver parlato con Lorenzo, raccontandogli di aver difeso la sua libertà di amare. Curro abbozzò un sorriso amaro, ma non reagì con la ribellione che Martina si aspettava.
“Perché non ti opponi?” lo incalzò lei, incapace di comprendere la sua rassegnazione. Fu allora che Curro, con voce rotta, rivelò un peso nascosto: “Ho un debito che non posso cancellare… Paco è morto per colpa mia. Questo è il mio castigo”. Martina scosse il capo, ma prima che potesse ribattere, lui pronunciò una frase che le fece gelare il sangue:
“E poi… l’uomo che mi obbliga a sposarmi non è nemmeno mio padre.”
Martina rimase paralizzata. “Come? Che cosa stai dicendo?” sussurrò incredula.
Curro la fissò con occhi carichi di una gravità nuova. “Lorenzo non è mio padre. Non lo è mai stato. Mio padre è Alonso… e Yana è mia sorella.”
Quelle parole esplosero come un tuono dentro la stanza. Martina fece un passo indietro, cercando aria, incapace di elaborare la rivelazione. Ogni certezza che aveva avuto su Curro vacillava. La verità che lui le stava confidando non solo ribaltava la sua identità, ma minacciava di travolgere ogni equilibrio dentro La Promessa.
Con voce tremante, Curro raccontò il suo passato: da bambino aveva creduto di essere figlio di Eugenia, cresciuto in una famiglia che non gli apparteneva davvero. Ma un giorno Yana, con la sua determinazione indomabile, gli aveva rivelato l’incredibile verità: lui non era Curro, bensì Marcos, il figlio strappato a Dolores, la donna amata segretamente dal marchese Alonso. Insieme a Yana aveva trovato le prove, una lettera struggente in cui Dolores confessava l’amore per Alonso e la nascita dei due figli.

Martina lo ascoltava con il cuore in gola. Le parole “figlio del marchese” risuonavano dentro di lei come una condanna e una promessa allo stesso tempo. Se Alonso avesse scoperto la verità, nulla sarebbe stato più come prima: Cruz avrebbe perso il suo potere, Lorenzo la sua autorità, e Curro… Curro avrebbe avuto finalmente il suo posto legittimo.
Ma il segreto non era privo di conseguenze. Cruz, da sempre a conoscenza dell’origine di Curro, lo odiava proprio perché era la prova vivente del tradimento di Alonso. Era stata lei a ordinare a Lorenzo di eliminarlo durante una battuta di caccia, quella stessa in cui era morto Feliciano. Quella pallottola, confessò Curro con voce spezzata, era destinata a lui. Feliciano era solo un danno collaterale.
Martina sentì le gambe tremare. La crudeltà di Cruz e l’obbedienza cieca di Lorenzo gettavano un’ombra oscura su tutta la casa. Ma accanto all’orrore, un sentimento nuovo cresceva in lei: la determinazione a non lasciare Curro solo.
“E adesso?” gli chiese con voce bassa. “Cosa farai con questa verità?”
Curro abbassò lo sguardo. “Non lo so ancora. Ma so che non posso più fingere che non esista.”
Il loro scambio fu interrotto solo dal silenzio pesante della sala, un silenzio che conteneva già il presagio di tempesta. Martina comprese che quella rivelazione non era la fine, ma l’inizio di un conflitto che avrebbe sconvolto La Promessa dalle fondamenta.
Intanto, altrove nel palazzo, Cruz e Lorenzo tramavano. Convinti che Curro fosse ancora controllabile, acceleravano i preparativi del matrimonio con Giulia, determinati a spegnere ogni ribellione sul nascere. Ma Petra, testimone silenziosa dei loro intrighi, osservava con occhi vigili. Dopo la morte di suo figlio Feliciano, ogni segnale di crepa nel potere della marchesa era per lei un’occasione di vendetta.
Durante la cena, Alonso, ignaro della verità, appariva distante, assorto nei suoi pensieri, mentre Cruz recitava con freddezza il ruolo della padrona di casa impeccabile. Curro rispondeva a malapena alle parole di Giulia, e solo Martina riusciva a leggere nei suoi gesti il peso della sofferenza che lo opprimeva. Prima di ritirarsi, si avvicinò a lui nel corridoio e gli sussurrò: “Non lasciare che ti incastrino.”
Curro le rispose con voce fatalista: “Non preoccuparti per me. Preoccupati per quello che accadrà quando la verità verrà fuori.”
Quella frase rimase impressa nella mente di Martina come una sentenza irrevocabile. Lei sapeva che il giorno in cui il segreto di Curro sarebbe stato rivelato, nulla sarebbe stato più lo stesso. Amori, alleanze, odi radicati da anni… tutto sarebbe stato travolto da una guerra silenziosa che covava sotto le mura della tenuta.
Nella sua stanza, Martina ripensò a ogni dettaglio che aveva appreso e comprese che ormai non era più spettatrice. La verità di Curro l’aveva resa parte integrante della battaglia. Ogni scelta, ogni parola, ogni gesto da quel momento avrebbe avuto conseguenze irreversibili.
La notte scese su La Promessa, ma nelle sue mura non c’era quiete. C’era solo attesa. L’attesa di un segreto pronto a esplodere, di una verità che avrebbe sconvolto non solo la vita di Curro, ma anche quella di tutti coloro che abitavano la casa.
E Martina, con il cuore in tumulto, comprese che il suo destino era ormai legato indissolubilmente a quello del giovane. La rivelazione che lui le aveva fatto non era solo un segreto da custodire: era l’inizio di una guerra silenziosa che avrebbe cambiato tutto.